Arrivare in quota, lasciare l’asfalto e seguire una vecchia strada militare sospesa tra Piemonte, Liguria e Francia è un’esperienza che richiede più preparazione di quanto faccia pensare la distanza. La Via del Sale in moto offre panorami straordinari, ma fondo sconnesso, meteo variabile e accessi regolamentati impongono di scegliere bene periodo, mezzo e ritmo di guida.
La traversata premia chi parte preparato
- Percorso: il tratto classico collega Limone Piemonte e Monesi per circa 30-40 km di strada sterrata d’alta quota.
- Periodo 2026: accesso generalmente dal terzo sabato di giugno alla terza domenica di ottobre, con possibili variazioni.
- Regole: velocità massima di 20 km/h, ticket per le moto di 15 euro e chiusura al traffico motorizzato il martedì e il giovedì.
- Moto consigliata: enduro o maxi-enduro con pneumatici adatti allo sterrato, guidata da una persona con esperienza.
- Sicurezza: bisogna avere acqua, kit antiforatura, abbigliamento protettivo e una traccia offline, perché la copertura telefonica non è garantita.
Il percorso giusto da scegliere tra Limone e Monesi
Quando parlo di Via del Sale mi riferisco soprattutto all’antica strada militare conosciuta anche come Alta Via del Sale o Limone-Monesi. Il tracciato principale parte dall’area di Limone Piemonte, sale verso le fortificazioni e i colli di confine, attraversa punti panoramici come il Colle della Boaria e prosegue verso il Colle dei Signori e l’area di Monesi e Briga Alta.
La lunghezza cambia in base al punto di ingresso, alle deviazioni consentite e al modo in cui si costruisce il giro. Per il solo tratto d’alta quota considero realistico un intervallo di 30-40 chilometri; se si aggiungono gli avvicinamenti asfaltati da Ventimiglia, Imperia o Cuneo, l’uscita può diventare facilmente un itinerario di oltre 150 chilometri.
Il fondo resta prevalentemente sterrato, con pietre, canaloni, buche e tratti stretti esposti sul versante. Non è però un percorso da trial: in condizioni asciutte, con una moto adatta e una guida fluida, la difficoltà è in genere media. Dopo piogge intense o temporali, la stessa strada può diventare molto più impegnativa.
Io non la considero una semplice strada panoramica da percorrere di fretta. È più corretto vederla come una traversata alpina, dove le soste fotografiche, gli incroci regolati e il fondo irregolare fanno parte del viaggio. Il tornante della Boaria è uno dei punti più scenografici, ma anche uno di quelli in cui conviene rallentare davvero e controllare bene la traiettoria.
Quando partire e come organizzare l’accesso
La stagione utile è breve perché il percorso supera spesso i 1.800-2.000 metri di quota. Nel 2026 la circolazione è prevista, salvo nuove ordinanze o chiusure, dal terzo sabato di giugno alla terza domenica di ottobre. A inizio stagione possono ancora esserci neve, fango o tratti danneggiati dal disgelo, mentre in autunno il rischio di ghiaccio e nebbia aumenta rapidamente.
Per l’accesso da Limone Piemonte, l’orario indicativo è dalle 8:00 alle 20:00 fino alla quarta domenica di settembre, con ultimo ingresso alle 18:00. Nel periodo successivo l’orario si restringe dalle 8:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 16:00. Il martedì e il giovedì il tracciato è chiuso al traffico motorizzato.
Il ticket per una moto costa 15 euro nella stagione 2026, salvo modifiche. Gli ingressi sono soggetti a disponibilità giornaliera, quindi io prenoterei in anticipo soprattutto nei fine settimana di luglio, agosto e settembre. Porterei anche una copia digitale o uno screenshot della conferma, perché al casello e nelle zone più alte la rete dati può non funzionare.
Su alcuni tratti sono presenti barriere e semafori con senso alternato. Il verde può durare soltanto 10 minuti, mentre l’attesa con il rosso arriva a 50 minuti. Questo dettaglio cambia completamente la pianificazione: partire tardi o perdere un passaggio può costringere a rivedere l’intero giro.
Prima di partire controllerei sempre ordinanze, webcam, meteo e stato del fondo. La prenotazione non garantisce che la strada resti aperta: frane, temporali, caduta massi o condizioni pericolose possono causare chiusure anche dopo l’acquisto del ticket.

Quale moto è davvero adatta allo sterrato
La moto ideale non è necessariamente la più potente. Su questo percorso contano molto di più peso, controllo ai bassi regimi e pneumatici. Una monocilindrica o una enduro bicilindrica leggera permette di correggere più facilmente la traiettoria quando la ruota anteriore incontra pietre mobili.
| Tipo di moto | Quando ha senso | Limiti principali |
|---|---|---|
| Enduro leggera | La scelta più semplice per imparare e gestire fondo sconnesso | Meno comfort nei trasferimenti asfaltati |
| Maxi-enduro | Ottima per chi ha già esperienza e vuole un viaggio misto | Peso elevato nelle inversioni e nelle cadute da fermo |
| Tourer stradale | Adatta solo ai tratti asfaltati di collegamento | Pneumatici, sospensioni e protezioni spesso poco adatti |
Con una maxi-enduro da 200 kg o più il percorso si può affrontare, ma il margine di errore si riduce. Io eviterei di portare passeggero e bagagli voluminosi se non si ha già una buona esperienza in piedi sulle pedane. Una moto pesante può superare senza problemi un tratto compatto, ma diventare difficile da rialzare su una pendenza con pietre smosse.
Gli pneumatici stradali sono il compromesso peggiore. Per il fondo asciutto sceglierei almeno un modello 50/50 omologato strada e sterrato; con pioggia, fango o pietre bagnate, una tassellatura più marcata offre un vantaggio evidente. La pressione va regolata seguendo le indicazioni del costruttore e il carico, senza improvvisare riduzioni eccessive che possono danneggiare cerchio o pneumatico.
Come affrontare i tratti sterrati senza trasformare il giro in una gara
La regola più importante è semplice: guardare lontano e guidare morbidi. Sullo sterrato la ruota si muove, ma non significa che la moto stia perdendo il controllo. Irrigidire braccia e spalle peggiora la situazione, mentre una presa leggera sul manubrio lascia alla ciclistica lo spazio per lavorare.
Salite e pietre mobili
In salita conviene mantenere un’andatura regolare, usando una marcia corta ma senza spalancare il gas. Se la ruota posteriore pattina, la soluzione raramente è aumentare la potenza: meglio alleggerire il comando del gas, spostare il peso in avanti e cercare la linea con meno pietre.
Discese e tornanti
In discesa uso soprattutto il freno motore e doso i freni con progressività. Il freno anteriore non va demonizzato, ma su fondo sconnesso una pinzata improvvisa può chiudere la traiettoria. Nei tornanti stretti è preferibile entrare piano, mantenere la moto stabile e accelerare soltanto quando la ruota è già orientata verso l’uscita.
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Incontri e punti esposti
La carreggiata non è sempre larga abbastanza per due veicoli affiancati. Prima delle curve cieche riduco la velocità e mi tengo pronto a fermarmi, soprattutto vicino a dossi e pareti rocciose. Escursionisti, ciclisti e altri motociclisti hanno la precedenza pratica: il panorama si gode meglio quando nessuno è costretto a spostarsi sul bordo.
Il limite ufficiale è di 20 km/h, ma su molte sezioni viaggiare più lentamente è la scelta più intelligente. Qui il tempo non si misura nella velocità media, bensì nella capacità di arrivare in fondo senza cadute, danni o stress inutile.
Cosa portare per affrontare il percorso con margine di sicurezza
Non ci sono distributori, officine o punti di assistenza regolari lungo la parte alta. Per questo partirei con il serbatoio pieno e con una riserva sufficiente a coprire anche l’avvicinamento e il rientro. Una dotazione minima dovrebbe comprendere:
- Kit antiforatura, leve, pompa o compressore compatto;
- guanti resistenti, stivali da enduro e protezioni per ginocchia e gomiti;
- acqua e snack per diverse ore, perché il freddo in quota può mascherare la disidratazione;
- traccia GPX scaricata offline e una cartina cartacea come riserva;
- power bank, lampada frontale e un piccolo kit di primo soccorso;
- strato impermeabile e termico, anche in piena estate.
La copertura telefonica è discontinua e il meteo può cambiare in pochi minuti. Una partenza con cielo limpido non esclude nebbia, grandine o vento forte nel pomeriggio. Se arrivano pioggia intensa, ghiaccio o visibilità ridotta, io interromperei il tratto alto senza esitazioni.
Viaggiare in gruppo migliora la sicurezza, ma solo se il gruppo resta compatto. Suggerisco di stabilire prima un punto di ricompattamento e di non lasciare indietro il motociclista più lento. Chi è alle prime esperienze dovrebbe evitare di percorrere la strada da solo, soprattutto con una moto pesante.
Come trasformare la traversata in un itinerario completo
Il tratto sterrato può essere percorso in una giornata, ma non lo abbinerei a troppe deviazioni. Tra tempi di accesso, semafori, fotografie e soste, metterei in conto 4-6 ore effettive per vivere il percorso senza correre. Partendo da Limone conviene entrare presto, mentre da Monesi è importante verificare separatamente le modalità di accesso e gli orari locali.
Un giro equilibrato può prevedere un avvicinamento asfaltato il giorno precedente, la traversata in quota il secondo giorno e il rientro verso la costa o il Piemonte il giorno successivo. In questo modo si evita di affrontare l’ultimo tratto stanco, con gomme sporche e luce in calo.
Le soste più interessanti non sono soltanto quelle panoramiche. Le fortificazioni, i vecchi manufatti militari e i colli raccontano perché questa strada fu costruita e come collegava territori oggi divisi tra Italia e Francia. Io lascerei la moto nelle aree consentite e farei qualche breve camminata: il paesaggio si apprezza molto di più quando non lo si osserva sempre dal casco.
È importante non seguire tracce secondarie trovate casualmente online. Il fatto che una pista sia visibile non significa che sia aperta alle moto. Restare sul tracciato autorizzato protegge l’ambiente, evita sanzioni e riduce il rischio di imboccare sentieri troppo stretti o esposti.
La scelta che rende memorabile la Via del Sale
La strada dà il meglio di sé quando la si affronta con una moto proporzionata alle proprie capacità, una partenza mattutina e un piano flessibile. Non servono prestazioni da gara: servono pneumatici corretti, prudenza e tempo sufficiente per reagire al fondo e al meteo.
Se è la prima esperienza d’alta quota su sterrato, sceglierei una giornata asciutta, viaggerei con almeno un compagno e rinuncerei alle varianti più ambiziose. La Via del Sale non premia chi forza il ritmo, ma chi sa leggere la montagna e tornare a valle con il desiderio di rifarla.
