Tra il Lagorai e la Valsugana c’è un valico che non si lascia raccontare solo con i numeri: la strada stringe, il bosco entra nel campo visivo e la quota si sente subito. Il passo Manghen è interessante proprio per questo, perché unisce paesaggio, guida e logistica in un unico itinerario alpino. Qui trovi quello che serve davvero per decidere se affrontarlo in moto: caratteristiche della salita, differenze tra i versanti, periodo migliore e punti utili dove fermarsi.
Le informazioni che servono davvero per decidere se inserirlo nel giro
- Quota: il valico arriva a 2.047 m e attraversa il cuore del Lagorai.
- Accesso principale: dal lato della Valsugana la salita storica misura 23 km e supera i 1.600 m di dislivello.
- Carattere della strada: fondo non sempre regolare, tratti stretti e pendenze che nei punti più duri arrivano attorno al 13%.
- Stagione utile: la SP 31 ha chiusura stagionale in inverno, quindi va programmato in una finestra meteo favorevole.
- Taglio di guida: è un itinerario che premia ritmo, attenzione e una moto gestibile sui tornanti, più che la voglia di forzare.
Perché questo valico piace a chi viaggia in moto
Il suo pregio non è la spettacolarità facile dei grandi passi dolomitici, ma un carattere più raccolto e ruvido. Qui la montagna si sente davvero: boschi fitti, pascoli, malghe e un senso di isolamento che rende la salita più coinvolgente della semplice sequenza di tornanti.
Io lo apprezzo proprio per questo equilibrio. Non è una strada da attaccare come una speciale, ma nemmeno un trasferimento anonimo: chiede concentrazione, regala continuità di guida e premia chi sa tenere un passo pulito, senza strappi inutili. È il classico valico che resta in testa non per un singolo bel punto panoramico, ma per l’insieme.
Ed è anche il motivo per cui conviene leggere bene i due versanti prima di partire: cambiano ritmo, atmosfera e fatica percepita.

Come cambia la salita tra i due versanti
La differenza più utile, per me, non sta solo nei chilometri ma nel modo in cui la strada entra nella montagna. Sul lato della Valsugana la salita è più nota e più “misurabile”: parte da Borgo, si appoggia a Telve, entra nel bosco e poi si fa seria nel tratto alto. Sul lato della Val di Fiemme il contesto è più raccolto, con la Val Cadino che accompagna verso il valico e restituisce un ambiente molto boscoso.
| Versante | Impressione di guida | Dettaglio utile |
|---|---|---|
| Valsugana | Lunga, progressiva e più impegnativa nel finale | La strada storica è stata costruita sul tracciato di una vecchia mulattiera; nei punti più duri le pendenze arrivano attorno al 13%. |
| Val di Fiemme | Più raccolta, forestale e meno “da numeri” | Il collegamento passa per la Val Cadino, in un ambiente che alterna bosco fitto e aperture improvvise. |
| In vetta | Spazio limitato e sosta essenziale | Meglio fermarsi solo dove la visibilità è buona e la moto non intralcia la sede stradale. |
Quando andarci e cosa controllare prima di partire
La Provincia autonoma di Trento ricorda la chiusura stagionale della SP 31 del passo Manghen nel tratto di alta montagna: è un’informazione da tenere molto presente, perché questo non è un valico da considerare quattro stagioni. In pratica io lo metterei in programma tra fine primavera e inizio autunno, con una certa elasticità se il meteo resta stabile e la quota non ha ancora assorbito neve residua.
VisitTrentino segnala anche che la strada è stata costruita nel 1958 sul percorso di una vecchia mulattiera: è un dettaglio importante, perché spiega bene perché il fondo non abbia la regolarità che molti si aspettano da un itinerario turistico moderno. Tradotto per chi va in moto: conviene controllare prima il fondo, la visibilità e l’umidità dell’asfalto, soprattutto nelle curve in ombra e nelle giornate che sembrano buone solo fino a valle.
- Se c’è stato maltempo recente: meglio rimandare, perché sopra i 2.000 metri la strada può cambiare in fretta.
- Se viaggi carico: abbassa il ritmo, perché la discesa richiede margine e non perdona frenate nervose.
- Se sei alle prime armi con i passi stretti: affrontalo con calma, senza inseguire tempi o gruppi più veloci.
Una volta chiarito quando andarci, il passo successivo è capire dove vale davvero la pena fermarsi, perché qui le soste giuste fanno metà del viaggio.
Dove fermarsi lungo il percorso
Il Manghen non va vissuto di corsa. Io lo costruirei con poche soste ben scelte, così da trasformare la salita in un itinerario e non in una semplice ascesa.
- Borgo Valsugana: è il punto più logico per fare carburante, controllare l’equipaggiamento e partire senza fretta.
- Telve e Val Calamento: qui la strada entra davvero nel paesaggio di boschi, pascoli e malghe; è il tratto che dà più senso alla salita.
- Rifugio Manghen e malghe della zona: se sono aperti, sono la sosta più naturale prima o dopo il valico, soprattutto per spezzare la giornata con un pranzo semplice.
- Molina di Fiemme e Val Cadino: lato opposto, più quieto, utile per abbassare il ritmo e leggere meglio il contesto del Lagorai.
- Oasi di Valtrigona a Telve: è un’ottima deviazione se vuoi aggiungere un taglio naturalistico al giro senza allungarlo troppo.
Questi punti non servono solo a “vedere qualcosa”: aiutano a distribuire la fatica e a non arrivare in quota già stanchi. Ed è proprio qui che si annidano gli errori più frequenti.
Gli errori che fanno perdere il meglio del Manghen
La salita perde valore quando la si affronta con l’atteggiamento sbagliato. In moto, su una strada del genere, i problemi non arrivano quasi mai dalla potenza della moto: arrivano dal ritmo, dall’attenzione e dalla lettura della strada.
- Partire troppo tardi. Se ti incastri con il rientro o con la luce che cala, la salita diventa una corsa contro il tempo.
- Bruciare energie nel primo tratto. Il fondo non sempre regolare invita a forzare, ma il finale è quello che chiede più lucidità.
- Fermarsi senza margine. In vetta gli spazi non sono infiniti: una sosta improvvisata può essere fastidiosa per te e per chi sale dietro.
- Sottovalutare la discesa. È il punto in cui molti si irrigidiscono: meglio entrare in curva puliti e usare il freno motore con intelligenza.
- Pensare al giro come a una gara. Questo valico premia il controllo, non il cronometro.
Se eviti questi errori, il passo cambia faccia: da tratto impegnativo diventa una delle salite più oneste e memorabili del Trentino. E a quel punto ha senso chiedersi come inserirlo dentro un itinerario più ampio.
Il modo più sensato per inserirlo in un itinerario più ampio
Per me il modo migliore è non isolarlo. Funziona bene come centro di una giornata costruita con calma: salita da un versante, attraversamento della valle opposta e rientro con una seconda strada che non ti obblighi a restare sempre sulla stessa linea di marcia.
Se hai mezza giornata, io resterei sul suo asse naturale, con una sosta lunga in quota e il rientro senza fretta. Se hai più tempo, puoi collegarlo a un anello che coinvolga la Valsugana e la Val di Fiemme, tenendo sempre il meteo come variabile principale e non come dettaglio secondario.Il punto, in fondo, è questo: il Manghen funziona quando gli dai spazio. Pochi chilometri fatti bene, una guida pulita e un programma realistico valgono molto più di un giro troppo pieno di strade messe in fila. È così che questo valico del Lagorai lascia il segno senza bisogno di alzare la voce.
