Una strada alpina può essere bella in molti modi, ma poche regalano il contrasto tra gole rocciose, tornanti e paesaggi d’alta quota del passo dello Spluga. In questa guida raccolgo le informazioni che servono davvero per organizzare una traversata in moto tra Chiavenna, Montespluga e il versante svizzero, con indicazioni su percorso, periodo migliore, sicurezza e soste.
Un itinerario alpino intenso e completo per chi viaggia in moto
- Quota: circa 2.115 metri sul confine tra Italia e Svizzera.
- Salita italiana: circa 30 km da Chiavenna, con oltre 1.850 metri di dislivello.
- Periodo consigliato: da fine primavera all’inizio dell’autunno, sempre dopo aver controllato la viabilità.
- Punto più suggestivo: la conca di Montespluga con il suo lago artificiale.
- Per i motociclisti: strada panoramica, ma con tornanti stretti, traffico variabile e temperature basse in quota.
Dove si trova e perché merita la salita
Il valico collega Chiavenna e la Val San Giacomo, in provincia di Sondrio, con Splügen e la valle del Reno posteriore nel Canton Grigioni. Il confine corre proprio sul passo, che in tedesco viene chiamato Splügenpass. La strada segue la SS 36 sul versante italiano e prosegue in territorio svizzero lungo la strada del passo.
La quota di circa 2.115 metri non racconta da sola il carattere del percorso. Qui il paesaggio cambia rapidamente: si parte dai boschi e dal clima più mite di Chiavenna, si attraversano gole e pendii severi, poi si arriva a un ambiente quasi lunare fatto di rocce, acqua e neve residua. Io lo considero uno dei valichi più equilibrati delle Alpi lombarde, perché unisce guida, storia e panorami senza richiedere una moto particolarmente potente.
Il tracciato moderno ricalca in gran parte la strada carrozzabile costruita tra il 1821 e il 1823 dall’ingegnere Carlo Donegani. Prima ancora, il passaggio era utilizzato da Romani, mercanti e viandanti. La storica Via Spluga conserva questo legame con il passato e attraversa luoghi come la gola del Cardinello, uno dei punti più impressionanti dell’antico itinerario.
Il percorso in moto da Chiavenna al confine
La salita più classica parte da Chiavenna, a circa 333 metri, e raggiunge il valico in una trentina di chilometri. Il dislivello supera i 1.850 metri e la pendenza media si aggira intorno al 6%, ma il dato più importante per chi guida è la successione di curve, cambi di ritmo e passaggi incassati nella montagna.
| Tratto | Cosa aspettarsi | Consiglio pratico |
|---|---|---|
| Chiavenna - Campodolcino | Valle abitata, traffico locale e strada più scorrevole | Fare rifornimento e controllare l’autonomia |
| Campodolcino - Madesimo | Curve più frequenti e salita evidente | Usare marce adeguate e mantenere margine in uscita |
| Madesimo - Montespluga | Ambiente aperto, tornanti e temperature più basse | Indossare uno strato aggiuntivo anche in estate |
| Montespluga - valico | Ultimo tratto d’alta quota, spesso esposto al vento | Rallentare nei punti ciechi e controllare il fondo stradale |
La parte che preferisco è quella tra Madesimo e Montespluga, dove la strada si libera del bosco e lascia spazio a panorami ampi sulla conca e sulle montagne circostanti. Non la affronterei però come una gara tra tornanti. La carreggiata può essere stretta, le curve non sempre offrono visibilità completa e in alta stagione si incontrano auto, camper, ciclisti e motociclisti che procedono a velocità molto diverse.
Da Chiavenna al passo calcolo normalmente almeno due ore con soste fotografiche. Chi vuole guidare senza fermarsi può impiegare meno, ma sarebbe un peccato trasformare un itinerario panoramico in un semplice trasferimento.
Quando andare e come controllare la viabilità
Il valico non è una meta da programmare in modo rigido a inizio primavera. La strada viene normalmente interessata da una chiusura invernale, con riapertura condizionata da neve, valanghe, lavori e sicurezza. Anche a stagione aperta possono comparire restringimenti, sensi unici temporanei o chiusure brevi dopo piogge intense.
Prima di partire controllo sempre i bollettini di ANAS e del Cantone dei Grigioni, soprattutto se il giro include il rientro dal versante svizzero. Una giornata serena a Chiavenna non garantisce condizioni altrettanto buone a 2.000 metri: in quota il meteo cambia rapidamente e la temperatura può scendere di molti gradi nel giro di poche ore.
- Giugno: paesaggio ancora molto innevato, ma possibile presenza di tratti umidi o sporchi.
- Luglio e agosto: maggiore probabilità di strada aperta, ma anche più traffico e caldo nei fondovalle.
- Settembre: spesso offre luce limpida e meno affollamento, con giornate però più corte.
- Ottobre: periodo affascinante per i colori, ma da valutare solo con previsioni e viabilità aggiornate.
Per attraversare il confine basta avere con sé i normali documenti di viaggio e del veicolo. La vignetta svizzera da 40 franchi nel 2026 serve per autostrade e semiautostrade, non per il semplice transito sul valico su strada ordinaria. Se il navigatore propone un tratto autostradale, controllo sempre il percorso prima di accettarlo.
Cosa vedere oltre ai tornanti
La sosta più naturale è Montespluga, piccolo abitato situato a circa 1.900 metri vicino al lago artificiale. È il punto giusto per una pausa, qualche fotografia e un controllo dell’equipaggiamento prima dell’ultimo tratto. Il vento può essere forte anche quando il fondovalle sembra pienamente estivo.
Scendendo verso Chiavenna, Campodolcino offre un’interessante deviazione culturale con il Museo della Via Spluga e della Val San Giacomo. Io la inserirei soprattutto in un itinerario di più giorni, perché aiuta a capire quanto questa strada sia stata importante per i collegamenti tra Italia settentrionale e area germanica.
Sul versante svizzero meritano una sosta il villaggio di Splügen e, con più tempo, le gole della Viamala. Un giro ben costruito può quindi partire dal lago di Como, salire da Chiavenna, attraversare il confine e proseguire verso Thusis. La Via Spluga escursionistica percorre l’intero collegamento storico per circa 65 chilometri, ma naturalmente richiede tempi e preparazione diversi da quelli di un viaggio in moto.
Gli errori che rovinano una traversata in moto
Il primo errore è partire con il serbatoio quasi vuoto. I servizi diventano più radi salendo, quindi preferisco fare rifornimento a Chiavenna o nei centri della valle e affrontare l’ultima parte senza ansia. Anche una piccola riserva d’acqua e uno strato antivento fanno una differenza concreta.
Il secondo è sottovalutare il fondo stradale. Dopo temporali o lavori possono comparire ghiaia, detriti e zone umide, soprattutto vicino ai versanti rocciosi. In curva cieca tengo una traiettoria prudente, evito di tagliare la carreggiata e considero sempre la possibilità di trovare un veicolo in senso opposto.
Non partirei con pneumatici consumati o con pressioni controllate soltanto “a occhio”. La combinazione di frenate, tornanti e variazioni di temperatura mette alla prova gomme e freni. Per una moto da turismo consiglio inoltre guanti impermeabili, strato termico e protezione antipioggia, anche in piena estate.
Infine, non riempirei la giornata con troppi passi alpini. Il percorso è godibile se resta tempo per fermarsi e osservare il paesaggio; inserirlo insieme a Stelvio, Gavia e Bernina nello stesso giorno significa spesso guidare stanchi e perdere proprio la parte migliore dell’esperienza.
Perché lo Spluga resta una scelta molto solida
Se cerco un valico spettacolare ma meno dispersivo di alcune mete alpine più celebri, questa è una delle prime opzioni che prenderei in considerazione. La salita da Chiavenna è abbastanza lunga da regalare una vera progressione paesaggistica, mentre Montespluga e il versante svizzero aggiungono varietà senza complicare troppo la navigazione.
La ricetta migliore, secondo me, è semplice: partire presto, verificare l’apertura della strada, fare rifornimento in valle e lasciare spazio a soste non programmate. Sullo Spluga non conta soltanto raggiungere il cartello del confine, ma arrivarci con il tempo e la lucidità necessari per godersi ogni curva.
