La strada statale 67 tosco romagnola è uno di quei percorsi che cambiano volto più volte in un solo viaggio: parte dall’area pisana, attraversa la fascia centrale della Toscana e poi sale verso l’Appennino fino alla Romagna. Per chi viaggia in moto è interessante proprio per questo mix di pianura, vallate, curve e tratti di montagna, con un punto simbolico che quasi tutti ricordano: il Muraglione. In questa guida la leggo dal punto di vista di chi vuole capire se vale davvero il giro, quali sono i segmenti più belli e come affrontarla senza sorprese.
Da sapere prima di partire
- La SS67 collega in modo storico Toscana ed Emilia-Romagna, con un tracciato di circa 232 km tra Pisa e l’area portuale di Ravenna.
- Il tratto più apprezzato dai motociclisti è quello appenninico tra Dicomano, San Godenzo, il Muraglione, San Benedetto in Alpe e Portico di Romagna.
- Per me è una strada da difficoltà media: la parte collinare è fluida, ma il valico richiede attenzione, ritmo e una guida pulita.
- Primavera e autunno sono i periodi migliori; in inverno il freddo sul crinale e le condizioni del fondo possono cambiare tutto.
- Conviene fare il pieno prima della salita e controllare gli avvisi di viabilità, perché alcuni tratti possono essere interessati da lavori o restringimenti.
Che tipo di strada è davvero
Io la considero una strada a doppia anima. Nei primi tratti corre tra aree urbane, svincoli e scorrimento più regolare; poi, quando si avvicina all’Appennino, diventa un itinerario di guida vero e proprio, con tornanti, cambi di quota e una sequenza di curve che premia chi sa tenere il ritmo senza forzare.
Il punto che spesso viene sottovalutato è proprio questo: la SS67 non è una panoramica continua nel senso “cartolina” del termine. È più interessante, perché alterna segmenti diversi e ti obbliga a leggere la strada. In pratica, non basta guardare il paesaggio: bisogna capire quando la strada scorre, quando si chiude e quando conviene rallentare per godersi il tratto.
| Tratto | Carattere | Cosa offre al motociclista | Attenzione |
|---|---|---|---|
| Pisa, Pontedera, Empoli | Più urbano e lineare | Serve per entrare nel percorso senza perdersi subito nei tornanti | Traffico, incroci, tempi meno prevedibili |
| Area di Dicomano e San Godenzo | Colline e curve più vive | È il primo tratto in cui il viaggio inizia davvero a diventare divertente | Asfalto freddo al mattino e umido nelle zone in ombra |
| Passo del Muraglione | Montagna vera | Tornanti, quota, panorama e il tratto più iconico della strada | Vento, temperatura più bassa, possibile traffico nei weekend |
| San Benedetto in Alpe, Portico, Dovadola | Discesa e vallate | Ritmo più morbido e bei cambi di scenario | Possibili cantieri e alternanza di curve e rettilinei |
| Forlì e Ravenna | Più scorrevole ma anche più urbanizzato | Utile se vuoi chiudere il giro verso la costa | Frequente presenza di traffico e minore effetto panoramico |
Se la vuoi vivere bene, la chiave è semplice: scegliere il segmento giusto per il tipo di uscita che hai in mente. Ed è qui che il Muraglione fa davvero la differenza.

Il Muraglione è il tratto che vale il viaggio
Tra Firenze e Forlì la strada entra nella sua fase più amata dai motociclisti. Come ricorda Visit Tuscany, il classico ingresso al tratto più ricercato passa da Dicomano, San Godenzo, Passo del Muraglione, San Benedetto in Alpe e Portico di Romagna: una sequenza che ha senso sia dal punto di vista turistico sia da quello della guida.
Il valico è a 907 metri di quota e questo spiega molto del suo fascino. Non è solo una questione di panorama: cambiano luce, temperatura, visibilità e anche il modo in cui senti la moto sotto di te. Il Muraglione funziona perché ti dà una guida più concentrata, più fisica e meno distratta rispetto ai tratti di pianura.
C’è anche una lettura storica che lo rende più interessante. Il nome deriva dal muro di pietre costruito per riparare i viandanti dal vento di crinale: un dettaglio che, secondo me, racconta bene il carattere del posto. Non è nato per essere comodo, ma per mettere in comunicazione due versanti difficili, e questa origine si percepisce ancora oggi.
- È il punto migliore per fermarsi, fare una foto e riorganizzare il giro.
- Nei weekend belli è facile trovare altri motociclisti, quindi l’atmosfera è vivace ma non sempre rilassata.
- La guida qui premia la fluidità più della velocità: meglio inserire bene la moto che cercare tempi aggressivi.
- Il vento sul crinale può cambiare la percezione della strada in modo netto, soprattutto con abbigliamento leggero o cupolini alti.
In altre parole, il Muraglione non è solo una tappa famosa: è il punto in cui la SS67 giustifica da sola una giornata in sella. Da qui in poi, il vero tema diventa come costruire il giro in modo realistico.
Come organizzare un giro realistico senza sprechi di tempo
La tentazione è di affrontarla tutta in un’unica tirata, ma non sempre è la scelta migliore. Se l’obiettivo è godersi la strada, io la dividerei in blocchi: uno per l’avvicinamento, uno per la parte bella e uno per l’eventuale rientro o proseguimento verso la Romagna.
| Tipo di uscita | Quando ha senso | Per chi è adatta | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| Giro breve sul Muraglione | Se vuoi una giornata focalizzata sulle curve | Chi cerca la parte più panoramica senza fare troppi chilometri | Meglio partire presto e concentrarsi sul tratto Dicomano-San Benedetto in Alpe |
| Attraversamento completo | Se vuoi dire di aver percorso la SS67 da un versante all’altro | Turismo stradale classico, moto naked, sport touring, maxienduro | Calcola una giornata piena, perché il traffico e le soste allungano parecchio i tempi |
| Itinerario in due giorni | Se vuoi aggiungere soste, foto e un ritmo più umano | Chi viaggia per piacere e non per accumulare chilometri | È la soluzione che consiglio di più, perché ti lascia margine per meteo e imprevisti |
In termini pratici, io ragiono così: se vuoi solo guidare, punta alla sezione appenninica e lascia stare i tratti più urbani; se invece vuoi attraversare davvero la strada, parti presto e prevedi soste brevi ma frequenti. Anche il rifornimento va pianificato con un minimo di anticipo, perché in montagna i servizi non sono distribuiti in modo uniforme.
Questa è la differenza tra un bel giro e una giornata stancante: non i chilometri in sé, ma il modo in cui li distribuisci. E la stagione in cui parti cambia più di quanto sembri.
Quando andare e cosa cambia tra le stagioni
La strada è bella quasi tutto l’anno, ma non nello stesso modo. Primavera e autunno sono i periodi che preferisco: temperature più gestibili, colori migliori e meno stress da caldo o traffico turistico. In estate, invece, il vantaggio vero è la luce lunga, ma bisogna partire presto per evitare il caldo nelle vallate e la folla nei fine settimana.
Qui c’è anche un aspetto normativo che in moto conta parecchio. ANAS ricorda che dal 15 novembre al 15 aprile, sulle strade statali in Toscana, i motocicli possono circolare solo in assenza di neve o ghiaccio sulla carreggiata e quando non è in corso una precipitazione nevosa. Tradotto in modo semplice: sul crinale non si improvvisa, perché il meteo può rendere il giro poco piacevole o direttamente sconsigliabile.
| Stagione | Vantaggio | Rischio principale | Valutazione mia |
|---|---|---|---|
| Primavera | Temperature equilibrate e buona visibilità | Asfalto ancora freddo nelle prime ore | La migliore per rapporto tra piacere e sicurezza |
| Estate | Luce lunga e giornata ampia | Caldo in pianura e traffico nei giorni forti | Ottima se parti all’alba |
| Autunno | Colori splendidi e ritmo più tranquillo | Umidità, foglie e possibili banchi di nebbia | Molto bella, ma da leggere con prudenza |
| Inverno | Paesaggio pulito e meno traffico | Freddo, ghiaccio e possibili limiti alla circolazione | La sceglierei solo con esperienza e meteo perfetto |
Nel 2026, inoltre, alcune sezioni romagnole risultano ancora interessate da interventi di ammodernamento o ripristino, quindi controllare la situazione prima di partire non è un eccesso di prudenza: è semplicemente il modo giusto di usare questa strada. Dopo il meteo, il secondo tema da non trascurare sono le soste, perché sono loro a dare ritmo al viaggio.
Le soste e le deviazioni che rendono il percorso più interessante
Una delle cose più intelligenti da fare su questa statale è non trattarla come una corsa. Le soste giuste non interrompono il giro: lo migliorano, perché ti fanno recuperare attenzione e ti permettono di entrare nel carattere dei luoghi che attraversi.
- Dicomano è utile come base di partenza o come ultimo punto comodo per carburante e colazione prima della salita.
- San Godenzo funziona bene come reset prima del valico: qui la strada comincia a farsi più appenninica e il ritmo cambia davvero.
- Passo del Muraglione è la sosta obbligata se vuoi una pausa breve, una foto e un caffè senza allontanarti dal cuore del percorso.
- San Benedetto in Alpe è interessante dopo il passo, perché ti fa percepire il passaggio dal crinale alla valle.
- Portico di Romagna e Dovadola sono ottime tappe se vuoi mangiare con calma e non forzare l’intero giro in un solo tratto.
- Castrocaro Terme e Terra del Sole è la deviazione che sceglierei per chiudere il viaggio con un ritmo più morbido e una sosta meno “da strada” e più “da paese”.
Il criterio che uso io è semplice: più la guida è impegnativa, più la sosta deve essere concreta. Non serve collezionare dieci fermate; ne bastano tre o quattro, purché siano ben piazzate. Così il percorso resta fluido e non perde la sua parte migliore.
Come la sfrutterei io se avessi solo una giornata
Se dovessi scegliere una sola formula, punterei alla sezione più alta e più caratteristica, lasciando il resto come avvicinamento funzionale. In pratica, terrei la SS67 come strada da godere a blocchi: una parte per entrare in ritmo, una parte per guidare davvero e una parte per uscire senza affaticarmi.
- Partirei presto, perché il Muraglione rende molto di più quando la strada è ancora pulita di traffico.
- Farei il pieno prima della salita e non dopo, così evito di perdere tempo in vallata.
- Terrrei sempre una giacca antipioggia leggera e guanti adeguati: in quota il tempo cambia più in fretta che in pianura.
- Se il meteo è incerto, taglierei per primo il tratto più alto, non quello di pianura.
- Se il mio obiettivo è il piacere di guida, preferirei una giornata più corta ma ben costruita a un attraversamento lungo e stanco.
In definitiva, questa è una strada che premia chi sa leggere il contesto: non è la più veloce, non è la più semplice e non è nemmeno la più “continua” da un punto di vista turistico. Proprio per questo, però, resta una delle migliori scelte per chi cerca curve vere, paesaggio appenninico e un itinerario che abbia ancora qualcosa da raccontare alla fine della giornata.
