Una strada di crinale, tornanti ravvicinati e il confine naturale tra Toscana e Romagna: il passo del Muraglione è una delle mete più amate da chi viaggia in moto sull’Appennino. Qui raccolgo le informazioni che servono davvero per organizzare il giro, dalla scelta del versante alle difficoltà della guida, fino alle soste e agli itinerari da abbinare.
I dati essenziali per organizzare il giro
- Quota di circa 907 metri sul livello del mare.
- Strada principale SS67 Tosco-Romagnola, tra San Godenzo e San Benedetto in Alpe.
- Versante toscano più raccolto e immerso nei boschi, quello romagnolo generalmente più movimentato per i motociclisti.
- Periodo ideale da tarda primavera a inizio autunno, controllando sempre meteo e viabilità.
- Attenzione a traffico, ciclisti, animali selvatici, umidità e curve cieche.

Perché il Muraglione è una meta speciale per chi va in moto
Il valico si trova nell’Appennino tosco-romagnolo, nel territorio di San Godenzo, e mette in comunicazione la valle della Sieve con quella del Montone. La quota non è alpina, ma la strada offre un ambiente tipicamente montano, con boschi fitti, cambi di pendenza e tornanti che richiedono attenzione più che velocità.
Il nome deriva dal grande muro in pietra costruito nel 1836 per proteggere i viandanti dal vento di crinale. Ancora oggi quel muro è il punto di riferimento del valico e una sosta quasi obbligata, anche se il fascino della zona non dipende soltanto dalla fotografia davanti al cartello.
Quello che mi piace di questo itinerario è il suo equilibrio. La strada è abbastanza tecnica da tenere impegnato chi guida, ma non richiede una moto specialistica: una naked, una sport-tourer o una enduro stradale si trovano tutte a loro agio, purché siano in ordine e guidate con margine.
Come arrivare e quale versante scegliere
Il collegamento più conosciuto segue la SS67 Tosco-Romagnola. Dal lato toscano l’itinerario passa normalmente da Dicomano e San Godenzo, mentre dal lato romagnolo si può arrivare da Forlì, Castrocaro Terme, Dovadola e Rocca San Casciano, proseguendo verso San Benedetto in Alpe.
| Versante | Caratteristiche | Per chi è indicato |
|---|---|---|
| Toscano | Più boscoso, raccolto e suggestivo, con arrivo dalla valle di San Godenzo | Chi cerca un’andatura rilassata e un contesto naturale |
| Romagnolo | Più frequentato nei fine settimana e molto apprezzato per la successione di curve | Motociclisti abituati a traffico misto e ritmo variabile |
Non sceglierei un versante in base alla reputazione di quale sia “il più bello”. Il giro più completo consiste nel salire da una parte e scendere dall’altra, così si percepiscono due caratteri diversi dello stesso passo. Nei giorni festivi, però, il lato romagnolo può essere molto frequentato da moto, auto e biciclette, con tempi di percorrenza meno prevedibili.
Prima di partire imposto sul navigatore almeno San Godenzo, il valico e San Benedetto in Alpe come tappe intermedie. In questo modo evito che il dispositivo scelga varianti secondarie o strade più lente soltanto perché sulla mappa sembrano leggermente più brevi.
Come guidare tra tornanti, curve cieche e traffico
La difficoltà del percorso non sta nella lunghezza, ma nella varietà delle situazioni. Si alternano curve aperte, tornanti stretti, tratti in ombra e porzioni dove l’asfalto può essere umido anche con il sole. Il mio consiglio è semplice: entrare in curva con velocità già ridotta e usare l’accelerazione solo quando si vede l’uscita.
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Gli errori che vedo più spesso
- Entrare troppo forte nei tornanti perché la strada sembra libera.
- Tagliare la corsia interna nelle curve senza visuale.
- Confondere il traffico motociclistico con una pista privata.
- Affrontare la discesa usando soltanto i freni, surriscaldandoli.
- Partire con pneumatici vecchi o pressioni non controllate.
La SS67 resta una strada pubblica. Dietro una curva può comparire un’auto, un furgone, un ciclista o un animale, soprattutto nelle zone boscose. Per questo preferisco una guida fluida e leggibile, lasciando spazio di fuga e distanza di sicurezza anche quando il traffico sembra scarso.
Il fondo può cambiare dopo piogge, lavori o passaggi invernali. Prima del giro controllo il meteo locale e le eventuali comunicazioni sulla viabilità, soprattutto in primavera e dopo periodi di maltempo. Una strada asciutta al mattino può diventare scivolosa nei tratti in ombra, dove foglie e umidità restano più a lungo.
Per chi è alle prime uscite in montagna, il valico è affrontabile, ma non lo definirei un percorso da usare per imparare a curvare. Meglio arrivare con una certa esperienza sui tornanti e scegliere un giorno feriale, quando il ritmo è più gestibile e ci si può fermare senza pressione.
Un itinerario ad anello per una giornata piena
Il giro classico può partire da Forlì, seguire la SS67 verso Castrocaro Terme e Terra del Sole, attraversare Dovadola e Rocca San Casciano, quindi salire verso San Benedetto in Alpe e il valico. Da lì si scende verso San Godenzo e Dicomano, con eventuale rientro attraverso il Mugello.
- Forlì o Castrocaro Terme per il rifornimento e una prima pausa.
- Rocca San Casciano per una sosta breve prima del tratto più impegnativo.
- San Benedetto in Alpe per concedersi un caffè e verificare il meteo sul crinale.
- Valico del Muraglione per la sosta panoramica e la fotografia davanti al muro.
- San Godenzo e Dicomano per la discesa verso la Toscana.
Un itinerario di questo tipo può superare facilmente i 100 chilometri, a seconda del punto di partenza e delle deviazioni. Non lo considero un giro da cronometrare: tra curve, soste e attraversamenti dei borghi, servono almeno mezza giornata abbondante, mentre per goderselo senza fretta è meglio prevedere una giornata intera.
Chi vuole allungare il percorso può collegare altri passi dell’Appennino, come la Calla o la Colla di Casaglia, ma qui la pianificazione diventa più importante. Aggiungere troppe strade significa rischiare di trasformare un bel giro in una sequenza stancante di curve, soprattutto per chi viaggia con passeggero o con bagagli.
Per una pausa culturale, San Godenzo e i piccoli centri della Romagna Toscana offrono più interesse di quanto lasci pensare la loro dimensione. Il tratto non è fatto solo per accelerare tra una curva e l’altra: fermarsi in un borgo o in un’osteria locale rende il viaggio molto più completo.
Quando andare, dove fermarsi e cosa portare
Il periodo più piacevole va normalmente da maggio a ottobre, ma le condizioni cambiano molto con la quota. In primavera si può trovare ancora freddo sul crinale, mentre in estate il traffico motociclistico aumenta nei fine settimana e nelle giornate di sole.
Partire presto aiuta per due motivi. La strada è generalmente più tranquilla e il margine di sicurezza aumenta, perché si affrontano meno gruppi lanciati, meno ciclisti e meno auto che procedono a velocità diverse. Eviterei invece le ore centrali delle domeniche estive se l’obiettivo è guidare con calma.
Al valico è possibile incontrare altri motociclisti e trovare un punto di ristoro, ma non farei affidamento esclusivo su una singola struttura. Orari e servizi possono cambiare con la stagione, quindi parto con acqua, una piccola scorta energetica e una carta di pagamento alternativa, soprattutto se il giro attraversa zone con copertura telefonica discontinua.
Nel bagaglio tengo sempre:
- un antipioggia leggero, anche in estate;
- guanti più caldi per il rientro serale;
- kit per la riparazione delle forature e mini compressore;
- documenti, tessera sanitaria e assistenza stradale;
- supporto offline del percorso, utile quando il segnale cala.
Il controllo della moto richiede pochi minuti ma cambia davvero la giornata. Verifico pressione e stato degli pneumatici, freni, catena, luci e livello del carburante. Sul crinale non conviene arrivare con la riserva appena accesa, perché i distributori non sono distribuiti come in pianura.
Il modo giusto per vivere questo tratto dell’Appennino
Il Muraglione merita di essere percorso per le curve, ma ridurlo a una gara è il modo più rapido per perderne il senso. La sua forza sta nell’unire una strada piacevole, un paesaggio appenninico autentico e una storia riconoscibile, quella del muro costruito per riparare i viandanti dal vento.
Io lo affronterei con una moto in ordine, un itinerario semplice e abbastanza tempo per fermarmi. La velocità giusta è quella che lascia margine: permette di vedere l’uscita della curva, rispettare chi arriva dall’altra parte e tornare a casa con il ricordo di un bel viaggio, non soltanto di una serie di pieghe.
